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  • Riccardo Padovani

Dipendenza da social: il web condiziona capacità di relazionarsi e avere successo?

Aggiornato il: mag 19


Hai mai pensato alla vita di trenta o quarant'anni fa?


Quando salivi sull'autobus e la scelta era aprire un libro o intercettare qualche sguardo fugace.

Quando per fare una tesi di laurea dovevi consultare metà dei libri della biblioteca.

Quando per approcciare la persona che ti piaceva non potevi certo elaborare tattiche di like a vecchie foto su Instagram.



Tutto era più lento e faticoso, certo.

Tuttavia, forse riuscivi a cogliere l'essenza di ciò che stavi facendo.

Riuscivi a goderti il viaggio, senza focalizzarti sul risultato.


Si era più pazienti, più consapevoli degli sforzi che sarebbero stati necessari per arrivare a qualcosa.


Molte meno possibilità di essere sottoposti alle tentazioni del successo immediato.



Quante persone oggi si lasciano bersagliare dal lato negativo che i social hanno costruito intorno a noi?

Un grande, immenso ecosistema di cui spesso vengono enfatizzati solo gli aspetti positivi.




Nessuno parla mai di un qualcosa che è molto più frequente di quello che si possa pensare: i lati negativi dei social e del web.


Già, perché esistono, anche se nessuno te lo viene a dire.

Sembra tutto così ovvio, così facile, così perfetto:


  • I social e il web che permettono alla tua azienda di ascoltare il cliente.

  • I social e il web che ti consentono di contattare quel tuo amico lontano in un secondo.

  • I social e il web che creano nuove professioni, nuove ascese, nuove opportunità.


E i social che, purtroppo, creano anche realtà dove si riscontrano casi di:


  • Dipendenza

  • Isolamento

  • Fallimento

  • Frustrazione

  • Invidia


Certo, tutte queste cose non le senti mai in giro, ma ci sono.

Sono reali quanto il mondo che abitiamo.


La Internet addiction esiste quanto la dipendenza da alccol, droga o gioco d'azzardo.


Ovviamente è una dipendenza diversa, ma come esseri umani siamo portati a ripetere non solo i comportamenti che ci rendono felici, ma anche quegli atti che ci distraggono dalle negatività, compromettendo la risoluzione dei problemi e la nostra crescita personale.


Ma non è l'unica prerogativa negativa del nostro "essere umani".


Devi sapere infatti che il nostro cervello è come diviso in due parti distinte:


1. L'impulso


2. La ragione


La prima parte, quella impulsiva, è volta a soddisfare i nostri istinti primordiali: fame, sete, bisogno sessuale ecc..


La seconda è invece quella capace di tradurre gli impulsi e di trasformarli in un qualcosa di più elaborato, qualcosa che ci consentirà una gratificazione futura.


"Forse non esiste una capacità più importante del saper resistere agli impulsi", disse anni fa Daniel Goleman nel suo libro Intelligenza emotiva.


Tutto vero.



E' stato infatti dimostrato che coloro che fin da piccoli riuscivano ad anteporre la ragione all'impulso, si sono rivelati migliori nel futuro: dallo studio al lavoro, dalla gestione dello stress fino al successo nel relazionarsi con gli altri.




La resistenza agli impulsi e l'attingere alla parte razionale del cervello sono indubbiamente dimostrazioni di forza, di sicurezza e di consapevolezza.


Tutte qualità positive che si riflettono sulla nostra vita portandoci (a lungo andare) al benessere, alla felicità e al successo.


Pochi oggi riescono ad essere così.

E' necessaria una grande autodisciplina per esercitare costantemente la nostra sfera razionale.


In altre parola, vincersi è difficile perché comporta fatica.

E sai meglio di me che, quando si tratta di fatica, l'essere umano è predisposto a cercare delle scappatoie.


La nostra società infatti si sta dirigendo nella direzione opposta.


Siamo ossessionati dal momento, dal goderci il presente e da tutto ciò che può recarci un beneficio senza sforzo, una gratificazione immediata.


Non sappiamo più aspettare.




Non riusciamo più a sederci per leggere un libro senza controllare compulsivamente le notifiche ogni trenta secondi.



Non riusciamo più a concentrarci su un progetto personale senza attingere alla distrazione, senza raccontare a noi stessi che le cose che distolgono la nostra attenzione dal progetto in quel momento sono fondamentali e irrinunciabili.





Probabilmente l'era del web detiene il primato negativo per quanto riguarda la capacità di concentrarsi.


Ci siamo evoluti grazie alle comodità tecnologiche che uomini resistenti agli impulsi hanno creato, ma ora la maggior parte di noi (specialmente la nuova generazione) è vittima di quegli impulsi, vittima di quelle stesse tecnologie che sulla carta ci hanno resi invincibili.


Rialzarsi si può, ma ci vuole motivazione, fatica, costanza e autodisciplina. Parole che oggi rappresentano il vero successo se si riesce a perseguirle.



RIccardo Padovani





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